MEGANAI | ACCELERAZIONISMO ovunque, soprattutto dove non c'è.
MEGANAI

ACCELERAZIONISMO ovunque, soprattutto dove non c’è.

by NICOLA ALTIERI

Sono andato al concerto di una band che avevo gia visto dal vivo 2 volte. la prima nel 2008 ad una Festa Dell’Unità, erano di spalla ai Gossip, quella band un po’ disco, un po’ punk, un po’ indie, un po’ funk, un po’ spot televisivo e con la cantante sovrappeso ma modella e dalla voce bella ma usata male, una di quelle band che prova ad avere il groove senza avere il basso, qualcuno ci riesce, pochi, loro no di certo, una band sparita di cui non sentiremo la mancanza. La seconda volta di spalla a Caribou che per l’occasione fece un concerto tra il tamarro ed il meditatativo, pieno di casse dritte, non esattamente indimenticabile ma divertente.

 

Inutile dire che, in pieno stile riccardone, in entrambe le occasioni io a quei concerti c’ero andato per il gruppo spalla, per loro: i Battles, Probabilmente su wikipedia saranno classificati alla voce Post Rock, se son stati più precisi potrebbero averci aggiunto un Math, ci fosse anche un core in aggiunta gli si potrebbe quasi batter cinque a quelli di wikipedia ma in definitiva, che che se ne dica, la cosa bella di questa band è che fa un po’ quel che gli pare, in decisa e costante evoluzione negli anni, nonostante a me, sempre per quella questione del riccardone, la deflagrazione degli inizi m’è rimasta un po’ insuperata. La verità è che dal vivo sono fondamentalmente una band noise, nel senso che menano come fabbri, con una intensità non tanto diversa da quella che avrebbe un gruppo black metal ed una perizia tecnica da jazzisti, che poi adesso anche quelli che fanno black metal hanno la perizia dei jazzisti ma questo è un altro discorso. I Battles dal vivo menano come fabbri, soprattutto se gli capita di suonare in un posto che ha l’acustica di una saletta prove insonorizzata male ma anche questo è un altro discorso.

 

 

 

Il discorso infatti è che, ironia della sorte, anche questa volta io al concerto c’ero andato per la spalla e in questa occasione i livelli di riccardonismo sono davvero esagerati. Kaitlyn Aurelia Smith è una di quelle ragazze che ti danno la sensazione d’avere sempre la testa tra le nuvole, ma non perché siano delle rincoglionite o delle fattone ma perché vivono in un loro mondo che molto probabilmente è migliore del nostro e sono focalizzate su quel che conta davvero per loro. Per lei quello che conta è IL SUONO.

 

Ammetto che a me quello che lei compone piace ma non è che mi faccia impazzire, sulle stesse dinamiche e con lo stesso approccio e strumentazione preferisco la nostrana Caterina Barbieri, tanto per dire, il punto però è proprio la strumentazione. Io un Buchla suonare dal vivo non lo avevo mai ascoltato e dovevo ascoltarlo. I Buchla sono sintetizzatori che hanno la caratteristica di avere delle tastiere metalliche sensibili al tocco, in pratica rilevando la variazione di capacità elettrica che si crea quando un tasto viene toccato offrono una misura chiara della pressione che viene direttamente trasformata in tensione che si può utilizzare per modulare il suono. Una macchina che emette un suono puro attraverso il corpo. Ad essere sinceri credo che nel set dal vivo che ho ascoltato, ma a cui non ho potuto assistere nel senso letterale del termine perché ero nelle retrovie, stesse suonando un risonatore spettrale multibanda con dei MakeNoise Tempi in aggiunta, un po’ come nel video qui allegato, a cui ha probabilmente sommato dei suoni preregistrati e attivati tramite un canonico pad controller, purtroppo non sono sicurissimo che avesse anche un Buchla in versione mini. Come si può ben intuire la sostanza e lo spessore scentifico-artistico però non cambia di molto.

 

 

La logistica era quella che era, non il massimo, l’acustica faceva pietà, l’impianto audio era più o meno come quello di casa mia, la gente chiacchierava, la gente non capiva, la gente si chiedeva, la gente scriveva. Poteva andare meglio, fosse stata al Flussi o in situazioni similari probabilmente lei stessa avrebbe reso di più, magari più liberata e coinvolta di quanto possa esser stata dentro una specie di grotta con la gente che parlava, la gente che chiedeva, la gente che scriveva. Le genti scrivono. La specie più numerosa presente ai concerti è l’ “homo accreditatus” che in quanto tale deve giustamente scrivere un report e capita che qualcuno lo scriva in tempo reale, così come capita che ci sia qualcuno dietro che legge: IO. Ho letto cose che voi umani….ACCELERAZIONISMO gente, accelerazionismo ovunque, accelerazionismo è la parola che da un annetto a questa parte (e andrà sempre peggio) leggi in articoli che devono darsi un tono senza sapere come fare, è il termine che usa chi sente una musica generalmente e genericamente elettronica che non conosce e che non capisce ed allora la etichetta come accelerazionista, poi ci butta una bella citazione ad Holly Herndon e magari infarcisce con qualche termine letto di continuo nel decennio scorso e che rappresenta con molta probabilità una parte fondante dell’accelerazionismo (ma se ne può discutere), quello vero, ma che nello specifico del concerto di Kaitlyn Aurelia Smith non ha nessun senso, tipo glitch, al punto che la logica conseguenza è presumere che sia musica suonata con il computer. Perché ci vuole anche una certa idea di altri possibili macchine di suono ed un orecchio un minimo sensibile e sentire le vibrazioni nello stomaco e subire un sommovimento dal suono analogico dentro le viscere prima che nelle orecchie, ci vuole ma non è detto che ci sia. Perché si sentiva male, si sentiva poco, si sentiva la gente ma si sentiva, c’era il suono che usciva nonostante tutto, pieno, che provava a respirare dove non si poteva e con la testa meno colma di sovrastrutture e l’orecchio più proiettato ad ascoltare anziché a collegare, a condividere, ad appuntare, a catalogare, magari lo si può anche vivere il suono.

 

Comunque l’accelerazionismo è una figata, Gli Amensia Scanner sono il bene, M.E.S.H. è un genio, il nuovo disco di Fatima Al Qadiri è uno dei più sottovalutati di questo primo trimestre ed il bellissimo saggio di Valerio Mattioli sull’argomento è una delle migliori letture che possano capitare a tiro, però anche basta ficcarlo ovunque, soprattutto dove non c’è, vi prego. No?

 

Details

31 marzo 2016
CATEGORIA