MEGANAI | BIG SKY | Jorge Michel Grau
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BIG SKY | Jorge Michel Grau

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Di Big Sky si parlerà per lo più male o malissimo, e per certi versi anche a ragion veduta perché di cose che non vanno ce n’è, altroché se ce n’è. Jorge Michel Grau non è un chicchessia qualunque uscito dalla scuola di cinema e con qualche corto un po’ arty gironzolato per Sundance o Tribecca, categoria alla quale in genere vengono appioppati film così o che più spesso se li autoappioppa nella vana speranza di fare un film autoriale mascherato da film di genere per attirare attenzione. Jorge Michel Grau è quel malato di mente messicano che partorì quella perla di “Somos Lo Que Hay“, che ha avuto anche un dignitosissimo remake americano e in America il buon Jorge, che è forse il messicano con il nome più improbabile che si sia mai sentito, ha deciso di tentar fortuna.
Il progetto capitatogli per le mani non era nemmeno poi così malaccio a dirla tutta perché ammettiamolo non è da tutti i giorni sentire  la storia di una teen ager agorafobica portata in una casa famiglia e rinchiusa durante il viaggio in una scatola, su sua stessa richiesta, che assaltata da dei rapinatori dal grilletto facile è costretta ad attraversare un deserto a piedi.
Quel che emerge dall’approdo a stelle strisce del prode Grau è che, in tutta evidenza, artisticamente parlando, resta un malato di mente e, conscio di questo, il suo cinema non fa che parlare di malati di mente, reietti, gente ai margini di tutto e tutti, soprattutto se stessi. Il disadattamento, la follia e la diversità non sono che contesti narrativi per la ricerca dell’io e la risoluzione delle conflittualità con se stessi, i propri cari ed il mondo esterno. Con una sceneggiatura particolare ma un po’ troppo intellettuale e vacua tira via un piccolo filmetto indipendente, autoriale fino al midollo e camuffato da film di genere che però non fa nulla per attirare attenzione ed anzi è tutto incentrato su ansia, determinazione, sarcasmo e totale assenza di ordinarietá. Al solito visivamente ispirato e personale, Big Sky non è affatto un film pienamente riuscito, perché di scarso intrattenimento e di difficile digeribilità, nonostante uno humour amarissimo sparso però con il contagocce, ma è cinema vitale ed urgente di cui si ha disperatamente bisogno. E comunque Bella Thorne è pure brava, c’ha un animo nero sotto la coltre di bei capelli che andrebbe valorizzato. Illegale l’uso così parsimonioso di Frank Grillo, uno che ora come ora riempie da solo una scena.

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26 agosto 2015
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