MEGANAI | EDEN, La Garage, i Daft Punk e Parigi. THE DUB, La House, Coccoluto, Savino Martinez e Cassino.
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EDEN, La Garage, i Daft Punk e Parigi. THE DUB, La House, Coccoluto, Savino Martinez e Cassino.

by NICOLA ALTIERI

 

Ieri come ogni domenica pomeriggio ho visto un film. Quelle domeniche pomeriggio che un tempo erano un lungo ed incosciente decorso di serate infinite ed estenuanti che mi lasciavano addosso sensazioni ed emozioni vive come poche altre. Le serate in cui si ballava.
Ho visto Eden, un film che parla di ragazzi parigini che nei primi anni 90 iniziano a ballare, suonare e creare musica garage, non quella di The Stooges o similari, no, quella con le casse dritte, i suoni grezzi e le voci caldissime, quella di Larry Levan e del Paradise Garage.

 

Un film d’onestá e cuore, come la musica che racconta con un tocco intangibile che è intenso ma delicato, personale ma capace di coinvolgere e delineare perfettamente un’attitudine ed un’atmosfera che chi ha vissuto certi suoni, certe serate e certe emozioni saprà riconoscere e sentire, vividamente e malinconicamente. Un tocco che è lo stesso di quel “French Touch” che fa da sfondo a storie di crescita, tristezza e disincanto che permeano i personaggi e tutta una generazione che è ora così distaccata ed aliena da ciò che c’è intorno.

 

La mia generazione, le nostre serate, i nostri suoni. Tutti quei sogni di amore, gioia ed edonismo, ora così lontani, come soffocati nell’eco indistinta d’una sala con la porta chiusa.

 

The Dub Marcello Russo Giarrico Attardi

 

Una sera del mese scorso sono uscito, per un bel po’ di tempo avevo smesso di farlo, non è questo il posto per spiegare perché, fatto sta che ad un certo punto ho avuto bisogno di uscire di nuovo e da allora lo faccio spesso, certe facce, certe voci hanno iniziato a mancarmi e starsene sempre per i fatti propri non è mai una bella cosa. La mia città è rimasta sempre la stessa, solo più giovane, più appariscente e chiassosa. Arrivi nella piazza principale e c’è un mare di gente, oggi meno separata di ieri, non ci sono più le tribù, c’è però tanta musica, sparata a volume folle che viene dai tanti bar uno affianco all’altro, uno contro l’altro. Ho sviluppato un certo isolazionismo sonoro, è come se ormai i tanti e diversi suoni sovrapposti e sguaiati si annullassero nella mia mente. Quella sera però quel muro nelle mie orecchie si è abbattuto. Sono entrato in un bar, volevo ordinarmi uno dei 3 scotch che solitamente bevo in una serata e come d’incanto mentre mi avviavo al bancone ho iniziato a percepire un mondo in slow motion, proprio come si fosse in un film con il tono di Eden, e di sfondo dei suoni con un gusto ed un sapore che mi sembravano provenire da tempi e luoghi lontani, un ritmo profondo e denso che in quell’andatura lenta e costante ti accompagna tanto verso un bancone ed il tuo scotch, quanto tra le braccia della donna della tua vita o di una notte appena. Mentre uscivo dal bar ho fatto in tempo a buttare un occhio per vedere chi fosse il dj, per l’occasione attorniato come non mai da gente danzante, una rarità questa, perché se è vero che la musica sparata a volume folle è generalmente dance non balla mai nessuno. Non era uno come tanti, non era uno di questi ragazzetti dell’era 2.0 con penne usb e playlist di mp3, era Savino Martinez, uno che per me e quelli della mia generazione rappresenta tutto un mondo, il mondo di chi entrando in una discoteca viveva una specie di rito collettivo di ascensione ed estasi, gioia e amore. Un mondo in cui un dj non è solo uno che seleziona dei dischi ma uno che ti accompagna in un viaggio. Il mondo dei Romano Masia, uno che ti portava a casa sua, in un posto chiamato “La Fossa Dei Serpenti”, montava i suoi 1200 e ti faceva ascoltare musiche di un calore ed una passione che ti avvolgevano come una donna all’epoca non aveva ancora fatto mai. Uno che ti veniva a trovare sotto casa e ti prestava i suoi vinili Rap, ti diceva: “senti come spaccano questi” e mentre lo diceva con una mano reggeva la prima stampa in vinile di Yo! Bum Rush The Show dei Public Enemy e con l’altra teneva buona la sua cagnetta Stella.

 

 

Mentre scrivo questa cosa sto ascoltando un mix intitolato “What Meaning House Music”, una selezione musicale molto recente di Claudio Coccoluto, uno che per quel mondo di cui sopra è stato una sorta di faro la cui luce risplende ancora oggi, anzi, oggi più che mai, oggi che è rinata The Dub, un’etichetta musicale che di quel mondo è stata la culla, una culla con un dondolio irresistibile che una volta partito non ti fermeresti più.
The Beat Goes On.

The Dub Marcello Russo Giarrico Attardi

The Dub Marcello Russo Giarrico Attardi

 

 

LE ILLUSTRAZIONI SONO DI MARCELLO RUSSO E GIARRICO ATTARDI.

 

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1 febbraio 2016
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