MEGANAI | GAIKA | Ragga che graffia le pareti di un oscuro tunnel Dub
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GAIKA | Ragga che graffia le pareti di un oscuro tunnel Dub

by NICOLA ALTIERI

L’autunno scorso spuntò fuori un video in bianco e nero molto contrastato con un tizio tutto sudato e decorato alla maniera tribale, con misto di fango, terra e colore bianco, alternativamente indossava una maschera di tessuto da cui spuntavano delle corna. Inquadratura in primi piani stretti o 3\4. Insomma niente di che ed anche musicalmente non è che ci fosse da gridare al miracolo, soliti battiti urban un po’ oscuri di quelli che tra Brixton e South London ascolti anche al supermercato, però il tizio ci cantava sopra con una sorta di ragga malato che alle volte diventava grime ed altre semplicemente un sofferto soul.

 

 

A corredo c’era un mixtape liberamente ascoltabile intitolato Machine in cui il nostro esteticamente si presentava con maschere auto costruite utilizzando pezzi di sneakers, una roba che dalle sue parti non è che sia così inusuale, qualcosa ad esempio che il brand Sports Militia ha elevato a proprio tratto distintivo e rappresentativo e che  qualcuno diversi anni prima aveva anche portato ad una “discreta” ribalta (mamma santa che bei ricordi…mi si drizzano ancora i peli al pensiero della botta che fu vedere e sentire per la prima volta questa cosa qui sotto).

 

 

 

Il mixtape musicalmente faceva il suo, non entusiasmante, piuttosto già sentito ma efficace e con qualche picco tra le sfumature, ad attirare l’attenzione però, come per il video, erano le parti vocali, sorta di ragga asincrono e disperato, pronto a mutare tono e cadenze ad ogni battito. Qualcosa per cui segnarsi il nome e stare sintonizzati.

 

 

Evidentemente il tipo in questione, che per inciso si fa chiamare Gaika, non è passato inosservato al punto che negli scorsi mesi è finito a collaborare con Kelela e Mykki Blanco. Del resto, nonostante musicalmente la sua sia una materia da affinare, il ragazzotto originario di Brixton ma cresciuto a Manchester e passato a più riprese per Amsterdam e Berlino, ha una discreta capacità di farsi notare, scegliendo i suoi brani migliori per farci dei video che hanno il pregio di descrivere perfettamente la babele stuprata che si porta dentro.

 

 

Che Gaika sia un tipo piuttosto irrequieto e nevrotico è dimostrato dal fatto che ha all’attivo già un’esclusione dalla programmazione di BBC Radio 1 per incitamento alla violenza, a causa di un brano che richiamava, almeno secondo la BBC, piuttosto apertamente le rivolte per le strade di Londra di qualche anno fa:

 

Road youts on a Ghengis tip press pause/ Go loot a cause/ ‘Cause when you get that boot through the door … trust me! You have fi know who fi war.“.

 

Critiche però declinate dall’autore che ha sottolineato come:

 

“We are telling the road youts – kids in the street – to get a cause, to understand the reasons behind their anger. And when they’ve got that, to do something positive about it. Booting through the door means casting aside the barriers to power. ‘You have fi know who fi war’ is old Jamaican patois for you have to know who to fight – to know your enemy.”

 

(Noi diciamo ai ragazzi di strada di individuare una causa, di comprendere le ragioni dietro la propria rabbia. E una volta trovate di fare qualcosa di positivo al riguardo. Prendere a calci le porte significa mettere da parte le barriere del potere. “You have fi know who fi war” è un vecchio detto in dialetto giamaicano che sprona a sapere contro chi combattere, individuare il vero nemico).

 

Comunque la si pensi di insofferenza ed ansia urbana ce n’è a pacchi nella sua musica ed è un bene, il suo sentirsi braccato socialmente e boicottato musicalmente (è stato infatti piuttosto battagliero durante i Brits Awards definendoli troppo bianchi: #BritsSoWhite. Ogni colonizzatore c’ha il suo white washing…) lo porta a cercare una propria strada soprattutto artisticamente, infischiandosene del già tracciato e sebbene per il momento sia molto grezzo e stilisticamente barcollante ha una vitalità ed un livore che lasciano assai ben sperare per una evoluzione, che vada si spera un po’ oltre l’essere la versione maschile e militante di FKA Twigs.

 

Da pochi giorni è stato pubblicato un nuovo mixtape intitolato SECURITY e liberamente scaricabile.

 

 

Suoni più asciutti e minimali, anima giamaicana più presente ed echi di dub oscuro ed opprimente ma anche dei sentieri di trip-hop fumoso e dopato. Come un ragga che graffia le pareti di un tunnel buio e vibrante di basse frequenze. La strada intrapresa sembra essere quella giusta, anche perché ha cominciato con il togliersi la maschera, ed il singolo con video a corredo del mixtape è una delle migliori nuove cose emerse dalla suburbia inglese negli ultimi tempi (si lo so che suburbia è un termine che non si può più sentire ma scrivere tracciati post urbani è ancora più ridicolo).

 

 

 

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3 maggio 2016
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