MEGANAI | GQOM: il tonfo sordo ed ipnotico che percuote i nuovi ritmi africani
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GQOM: il tonfo sordo ed ipnotico che percuote i nuovi ritmi africani

by NICOLA ALTIERI

Dall’Africa tutto è partito, all’Africa molto nel frattempo è tornato e dall’Africa oggi qualcosa riparte, qualcosa di unico ed imprescindibile. Suoni identitari, fieri ed irrefrenabili, forme espressive purissime con l’urgenza e la necessità di chi non ha che il talento, un talento luminosissimo.  Domani 7 aprile dopo il concerto degli Animal Collective salirà sul palco dei Magazzini Generali di Milano l’etiope Mikael Seifu, oramai pienamente lanciato sul piano internazionale con l’approdo in casa Warp, lui che è la stella più effervescente emersa dalla scena elettronica di Addis Abeba, perfettamente fotografata dal mirabile lavoro dell’etichetta locale Ethiopian Records.

 

 

Dal Mali si sta facendo invece strada il suono colorato e travolgente dei sound system di Bamako che irradiano di sonorità impazzite e inclassificabili i block party organizzati dal Balani Show, in cui spiccano i brani dei Supreme Talent Show e di quel produttore stupendamente kitsch che va sotto il nome di Luka, capace di frullare indistintamente kuduro, decale, dancehall, r’n’b e trap.

 

Il Sud Africa rappresenta però qualacosa di diverso. In nessun’altro posto si incontrano e scontrano con così tanta forza il Sud e l’Occidente, nessuno stato africano ha metropoli paragonabili a quelle sud africane e lì come in nessun altro luogo africano il suono elettronico si è radicato e ramificato, andando ad assumere forme diverse ed opposte. La scena classicamente house di etichette come la Soulistic Music, a cui si devono le splendide produzione Soulful e Deep House di produttori affermati globalmente come Black Coffe e Culoe Song, un marchio sonoro riconoscibile, intenso ed edonista, le luci al neon ed il calore delle feste notturne. C’è poi il lato oscuro, l’altra faccia di una medaglia che ha una matrice house comune ma che viene gettata in un passato lontano e tribale, per poi tornare a molla verso il futuro. Un suono affascinante e misterioso, nato e confinato tra le periferie di Durban che ora però inizia a farsi strada nel mondo: il GQOM.

 

 

Gqom” o “Gqomu” o “Igqom” in lingua zulu vogliono significare pressapoco: colpo, battito ma anche percussione, batteria. Qui sta molto, quasi tutto. “Gqom iz da sounds u get when u drop a rock on tiles” (“Gqom è il rumore di una pietra che cade su una mattonella”)*, così Lago Soul della crew Mafia Boyz descrive il suono che crea, gli fa eco rincarando la dose Epic Soul del collettivo Forgetten Souls: “Gqom sound is what i do whn I’m angry, tryng 2 express my feeling” (“Il suono Gqom esce quando sono incazzato, quando provo ad esprimere la mia sensibilità”)*. Julz da Deejay va dritto al punto descrivendo il contesto in cui certi suoni vengono prodotti che finisce per influenzarli direttamente:  “Screams, yells, hits, bangs, gunshots and so on reflect anger or emotional distress…”(Urla, grida, colpi, scoppi, spari e cose del genere si riflettono in rabbia o stress emotivo) “It seems as if the artists channel their worries into music, by the deep sound of bass.” (è come se gli artisti canalizzassero le loro preoccupazioni nella musica, attraverso il suono profondo dei bassi). Ad ascoltare quello che lo stesso Julz Da Dejaay suona non si fa fatica a credergli.

 

 

Grazie alla distrubizione oltremanica del Rudeboyz EP ad opera della londinese Goon Club, poco meno di un anno fa il suono ha cominciato a diffondersi anche in UK, arrivando fino alle orecchie di 2 nomi tutelari nei tracciati dance inglesi: Mumdance ed il vate Kode 9. Il primo, uno che di sonorità taglienti ed aggressive se ne intende, ha definito il suono provenente dalle township di Durban: “…dark and rolling, with a real feeling of menace and intent behind each track.” (oscuro e rotolante, con un vero e proprio sentimento di minaccia ed uno scopo dietro ogni traccia), il boss della Hyperdub invece è stato come al solito pittografico ed inappuntabile: “Like being suspended over the gravitational field of a black hole, and lovin’ it” (Come stare sospesi nel campo gravitazionale di un buco nero e starci bene).

 

Non è difficile comprendere le chiavi del successo di questi suoni nei dancefloor londinesi oltre che l’apprezzamento di dj e radio, Rinse Fm in primis, c’è infatti una connaturata quanto inestricabile comunanza tra la penetrazione cupa ed insistita dei bassi con i traccianti affilati e glaciali dell’ultima incarnazione del suono su cui si poggia l’attuale fluire portentoso del Grime, giunto proprio negli ultimi anni ad una maturazione definitiva e ormai pronto a valicare i confini inglesi. Per una volta però la reale diffusione di un suono esotico, nonostante il passaggio nelle notti londinesi, è avvenuto e sta avvenendo, grazie alla lungimiranza, la passione e l’ottimo lavoro di produzione e divulgazione di Francesco Cucchi, italiano nato e cresciuto a Roma, dj noto con il nome di Nan Kolè e in passato produttore e dj a nome Cukiman, fondatore della Gqom Oh!, vera e propria testa di ponte per la penetrazione del suono Gqom nel mondo grazie alla splendida compilation “The Sound Of Durban Vol.1”

 

 

A fondare il suono c’è la scarnificazione ed insistenza del ritmo, basato su battiti d’impronta tribale, secchi e caldi al tempo stesso, come una sintesi tra ancestrale e futuribile, la vera essenza del miglior Afrofuturismo possibile, casse amalgamate imprescindibilmente a linee di basso semplici, di eccezionale linearità, con variazioni inesistenti ma oltremodo efficaci. Sincopi di ritmi che si accavallano, ora sovrapposti, ora continui ed incessanti, all’insegna di una sequenziailità che è basilare, figlia probabilmente di un uso di software e macchine semplicistico ed acerbo ma tremendamente a fuoco così com’è, senza il bisogno che sovrastrutture nozionistiche vadano ad intaccare l’assoluta libertà espressiva di ragazzi tra i 15 ed i 25 anni con nient’altro se non la voglia di: “…become a new version of themselves. And even those who can’t dance, they have the courage to dance.” (diventare una nuova versione di sé. Così che anche quelli che non possono ballare, finiscono per avere il coraggio di ballare.). Parola di Citizen Boy, autore di una delle tracce più detonanti ascoltate fino ad ora, una rielaborazione pneumatica ed aritmica di Hometown Glory di Adele.

 

 

Nel picchiare grezzo ed impressionistico di questi ritmi c’è un filo sottile, invisibile ed intangibile che lega la footwork ferina di Jlin, il tribalismo contagioso di Nidia Minaj e le incarnazioni più contemporanee del verbo hip-hop, con il Grime in prima linea. Un suono che ha la rara capacità di visualizzare ansie e frustrazioni, espressività e contraddizioni di un un paese ed un mondo che vanno avanti con la voglia di voltarsi indietro ma senza avere il tempo e la possibilità di farlo. Tra i suoni più eccitanti e coinvolgenti oggi in trasmissione.

 

 

* dichiarazioni tratte da un intervista effettuata dal sito www.palmwine.it a Nan Kolè, boss dell’etichetta Gqom Oh!

 

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6 aprile 2016
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