MEGANAI | HAIKU SALUT | Etch And Etch Deep
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HAIKU SALUT | Etch And Etch Deep

HAIKU SALUT etch deep cover

Qualche annetto fa, diciamo pure una quindicina, entrai in un negozio di dischi. Ci andavo più o meno 3 volte al mese e ci spendevo tutta la paghetta, 4 volte quando avanzava qualche soldo da entrate extra tipo nonni e zii e feste varie, poi iniziarono ad arrivare soldi guadagnati e le 3 volte divennero a settimana e prendevo anche il treno per andare ad un negozio più grande che spediva anche per posta ma vuoi mettere scavare tra gli scatoloni e scovare la perla con la copertina bellissima? Era bello, era ed ora non è più ed è una brutta e triste storia che andrebbe riscritta. C’era una volta quella volta. Entrai e diedi subito uno sguardo nel reparto nuovi arrivi dove c’era una odiosa etichetta con su scritto ALTERNATIVA. C’era un disco, anzi 2 ma dentro 1, e gli altri sparivano sullo sfondo. Pieno di colori, sembrava un prodotto inscatolato sullo scaffale del reparto ortaggi e verdure del supermercato sotto casa, solo che in mezzo alle verdure c’era un cervello, era gran bella quella copertina, altro che, aveva anche una targhetta da supermercato con tanto di codice a barre ma anziché scritto “cetriolo” o “zucchine” o che ne so io c’era scritto “REVES\YOSOY KG 0.225”. Lo comprai in realtà per ben altro motivo: costava 36.000 lire ed erano 2 dischi in 1. Un Affare!

café tacuba reves yosoy cover 1999

Quel disco era dei Café Tacuba dei tizi che se ancora oggi doveste chiedergli, sempre che riusciate a beccarli, che genere facessero, loro vi risponderanno: cantautorato messicano, ma vi staranno prendendo per i fondelli. Ti prendevano in giro i Café Tacuba, io la chiamavo musica paracula, volevi ascoltare una cosa ma finivi per ascoltarne tante altre ma in fondo anche quella, solo che non è che potevi scegliere, partivano robe e stili così come capitava, tanto che credevi che suonassero a caso e che non ci fosse nessun senso ed invece il senso c’era, io non lo trovavo ma sentivo che c’era e diamine tutto ciò era davvero bellissimo.
Non avevo nemmeno 20 anni e quel disco mi segnò, se oggi non c’è davvero un genere che mi faccia schifo, che a dire il vero ci sarebbe il country ma qualche anno fa ho scoperto certe robe bluegrass e delle commistioni con il blues a base di banjo e certi canti tradizionali che c’è da sentirsi male, insomma è un po’ colpa di quel disco.
Le Haiku Salut sono 3 ragazze del Derbyshire e sono un po’ più giovani di me il che vuol dire che forse a 15 anni hanno ascoltato i Café Tacuba e questo le ha segnate per sempre, o almeno a me piace pensare così. E questo è quanto, perché io sono bravo a descrivere i suoni, mi invento certe parole e certe metafore che dovrebbero arrestarmi ma qui no, qui non mi va e non c’è bisogno e soprattutto è piuttosto difficile, perché dopo tanti anni ho messo su un disco e non c’ho capito niente ma mentre non ci capivo avevo il sorriso stampato di chi è continuamente sorpreso, colpito ed ammaliato, perso tra strade di suono senza uscita, accordi appesi al nulla e corde spezzate da rumorini digitali. Ecco, ti pareva, ci sono cascato di nuovo, arrestatemi. Poco importa se qualcuno dei mille suoni che partono, si perdono e poi ritornano in questo mirabile disco suona già sentito e un po’ impersonale, è tutto lì il gioco e la sorpresa. Ci sono tutti e non c’è nessuno in “Etch and Etch Deep”, uno dei più bei dischi ascoltati in questo 2015
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25 agosto 2015
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