MEGANAI | HARDCORE HENRY | Il Cinema è un'altra cosa
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HARDCORE HENRY | Il Cinema è un’altra cosa

by NICOLA ALTIERI

È stato fatto un film interamente in POV, lo spettatore cioè vede solo quello che vede il protagonista ed il protagonista corre, salta, vola, cade, prende botte. Insomma si muove parecchio. Si chiama Henry ed è un tipo tosto, Hardcore Henry per l’appunto.

 

 

Molto divertente ma il cinema è un’altra cosa.

 

Radicalizzando il punto di vista si attua infatti un’operazione coraggiosa e stilisticamente interessante ma che nell’esclusività dello sguardo va di fatto ad annullare una delle principali specificità del cinema: la pluralità d’osservazione ed il lavoro fotografico sull’inquadratura. Senza contare che in un film ad alto tasso adrenalinico che fonda la sua struttura sull’azione continua tirata allo spasmo, il punto di vista centrale e relativamente fisso non è il migliore per valorizzare l’azione stessa, finendo per mortificare le coreografie e sacrificando il gesto sull’altare della spettacolarità fine a se stessa.

 

Hardcore Henry di Ilya Naishuller, il primo film in soggettiva

 

Detto ciò il film ha un buon ritmo ed intrattiene grazie a trovate notevoli, una grande dose di autoironia che lo porta a non prendersi mai sul serio ed una violenza estrema ma talmente grafica nella sua esagerazione da non essere mai disturbante. L’intrattenimento che il film offre però è esattamente e dichiaratamente quello che offrirebbe un videogame, con anche la leggerezza di scrittura e la sarabanda di situazioni improbabili spesso presente in un medium che si fonda però su di un’interattività che nel film è assente e non è un’assenza da poco. Il punto è tutto qui: perché dovrei solo guardare quando potrei anche giocare?

 

 

Hardcore Henry è perfetto per chi è abituato a vedere gli altri giocare su YouTube, anche se lì almeno c’è il giocatore che parla, scherza e si diverte e alle volte è meglio del gioco stesso (tipo teoKrazia che staresti a vederlo giocare anche al Mahjong) mentre qui c’è un personaggio inserito appositamente per fungere da compagnia, tutor e sorta di deus ex machina, nonché voce narrante affiancata al più classico dei personaggi muti dei videogiochi, espediente questo che, unito a tutto il resto, chiarisce quanto il film non voglia affatto sperimentare cinematograficamente nuove vie espressive bensì riprodurre fedelmente vie già percorse altrove. A conti fatti emerge prepotentemente come qualunque videogioco in quanto interattivo, anche il più lineare, sia migliore dell’osservazione passiva e qualunque scelta registica sia migliore di una non scelta.

 

Resta il rammarico per quello che sarebbe potuto essere se girato normalmente, come ad esempio Crank che è un altro pianeta pur essendo la stessa cosa, quello però è cinema. Non è chiaramente una questione di merito o valore e di mera appartenenza a categorie superiori o inferiori, in quanto come è ovvio ogni cosa ha il proprio senso ed il proprio campo d’azione e questa di Hardcore Henry si configura probabilmente solo come una nuova forma d’intrattenimento che può essere tutto sommato anche benvenuta ed essere un primo passo per uno sviluppo che magari esplorando l’utilizzo di camere a 360° e caschi per la VR potrebbe acquistare spessore e senso maggiori. Lasciamo stare però presunte rivoluzioni cinematografiche.

 

PS. I poster sono belli:

Hardcore Henry di Ilya Naishuller, il primo film in soggettiva Hardcore Henry di Ilya Naishuller, il primo film in soggettiva Hardcore Henry di Ilya Naishuller, il primo film in soggettiva

 

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15 aprile 2016
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