MEGANAI | I Visuals dei Goodspeed You! Black Emperor
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I Visuals dei Goodspeed You! Black Emperor

Ieri ho assistito ad un concerto dei Goodspeed You! Black Emperor, li avevo persi per un soffio una volta anni fa e mi rimasero un po’ sul groppone, ci sono riandato in fissa con l’ultimo disco, per me una sorpresa inaspettata, perché poche cose mi prendono bene come una band che credo di conoscere alla perfezione e che mi spiazza con un sound ed un’attitudine non prevista. Concerto eccellente, muri di suono perenni, droni e rumori tra armonie e bassi borbottanti, 2 ore intense e tirate filate via in un soffio. Per una volta però non è stata la musica a riempirmi la testa.
 Goodspeed You! Black Emperor

 

Parte il concerto ed iniziano ad alternarsi immagini alle spalle della band, nulla di trascendentale, tutto piuttosto nella norma, ordinaria amministrazione tanto per riempire un vuoto. Dopo un po’ inizio a notare qualcosa di strano. Sovrapposizioni insolite, come una sorta di  doppia esposizione di pellicola, di quelle che ultimamente in fotografia hanno saturato una idea del passato analogico molto stimolante, sfruttandola digitalmente allo sfinimento. Immagini in movimento ancora non proprio ispirate ma intriganti, specie nel loro essere spaccate in 2, come provenienti da 2 distinti proiettori. Mi volto e cerco di capire. Mi si apre un mondo. Quel che vedo ha dell’inimmaginabile. C’è un tipo che volteggia dietro 4 proiettori analogici su cui roteano vecchie pellicole, dietro di lui un albero con appese decine e decine di pellicole e lui che di volta in volta le monta e smonta e manda in loop. 4 video proiettori che puntano in 2 punti, sovrapponendosi, 2 in proiezione quasi fissa e gli altri 2 alternati manualmente, con il tipo in questione che otturando e scoprendo parzialmente l’obbiettivo effettuava le sovrapposizioni d’immagini, giocando con un’attitudine non dissimile da quella di un bimbo che nell’oscurità gioca con la luce e disegna figure nell’ombra.

 

Goodspeed You! Black Emperor

 

Il risultato finale non sempre convincente, per nulla ispirato e davvero in tono solo a tratti, ai miei occhi è passato del tutto in secondo piano, quasi non fosse realmente importante di fronte alla genialità concettuale e materiale dietro il tutto. Vedere volteggiare impazzito il “proiezionista” (che bella parola, che bel mestiere, che gran rimpianto), che ben in teso ad un certo punto si è stancato ed ha ridotto all’osso l’interazione, è stato uno spettacolo nello spettacolo, mi ha acceso lucine nella testa già ampiamente stimolata dai suoni. M’è rimasta la curiosità di cosa possa generare questa tecnica nelle mani di uno magari anche più creativo ed ispirato del tipo in questione ma poco importa: era una serata strana, un po’ surreale, con la paura che è svanita presto dinanzi all’eccellenza, una serata che una volta di più m’ha dimostrato come il mondo di questi tempi sia un posto brutto, pieno di gente brutta ma che una vita non basta per godere di tutto quel che di bello la gente bella è in grado di fare e dare.

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16 novembre 2015
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