MEGANAI | INHERENT VICE | Paul Thomas Anderson
MEGANAI

INHERENT VICE | Paul Thomas Anderson

Da non grande amante dei lavori di Paul Thomas Anderson ho approcciato questo film più per curiosità estetica che altro. Iniziando la visione più passavano i minuti e più mi sentivo immerso dentro un’atmosfera, galleggiandoci dentro, condotto in rivoli di storie impazzite, vive, autosufficienti, raccordate dal rantolare gaudente di Joanna Newsom, con gente che viene e che va, a volte torna, altre sparisce, come Belladonna che arriva, guarda, miagola e poi se ne va ma è come se rimanesse impressa in un’estasi ritardata ed incosciente. 
Momenti dilatati di nulla e di tutto, in cui è però presente lo stato in mutazione delle cose, di una nazione, il passaggio da una visione della vita ad un disincanto, globale ma soprattutto personale. Una lucida, malinconica ma serena presa di coscienza di un passato che non può più tornare, di un presente che va vissuto nel ricordo e non nella riproposizione. Un’opera pregna di cose e uomini, vita e cinema, capace di offrire una moltitudine di pensieri e sensazioni con una densità che è leggera, diretta, sensuale.
Un film che non va via. Il più libero della carriera di Anderson, capace di rinnovare il suo stile e riportare alla mente lo straordinario e corale Robert Altman degli anni 70.

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19 febbraio 2015
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