MEGANAI | JANELLE MONÁE | The ArchAndroid
MEGANAI

JANELLE MONÁE | The ArchAndroid

by NICOLA ALTIERI

Il disco R’N’B che proprio non ti aspetti. In un panorama odierno in cui l‘R’N’B ha connotati eminentemente urban, sospeso tra broken-beat da dancefloor, ritmiche up tempo radio killer e smielate ballads sentimentali, esce fuori questo disco assolutamente fuori tempo, dannatamente contemporaneo proprio nel suo essere altro dalla plasticosità imperante ma al tempo stesso oltre il puro e sterile revival di certo vintage soul. Janelle Monáe partorisce un concept album quasi fosse una operetta da colonia terrestre in un pianeta lontano.

 

Se la base ritmica è quella di un southern funk moderno di scuola Outkast, giusto più chitarroso e meno elettrificato della matrice originaria, le aperture melodiche sono tante e tali e diversificate da smarrire ed ammalliare. L’aria di un classicheggiare da operetta è spesso presente in arrangiamenti che poco hanno a che fare con la tradizione black e che talvolta sconfinano perfino in orchestrazioni da colonna sonora anni 60. Il tutto sublimato in passaggi memorabili come l’easy listening venusiana di “Sir Greendown” o la straordinaria “57821” permeata di un folklore di scuola Canterbury e coralità elfica, o la giocosa e creativa plasticosità pop di una “Wondaland”, quasi il corrispottivo musicale di un giocattolo Pixar, e l’elctro-dub ingabbiato ma sognante di “Say You’ll Go”.

 

Il disco qui e li compie qualche passaggio a vuoto, specie nell’affogare alcune intuizioni armoniche in ritmiche banali che anzichè riempire trasbordano e come da tradizione major d’oltroceano il lavoro è ben più lungo di quanto dovrebbe e questo non giova. Lo spessore dell’opera però resta fuori scala e a sancirlo oltre ogni dubbio ci pensa la mini suite conclusiva “BeBopByeYa” che se parte come una fumosa ballad da locale jazz anni 30-40 vira poi con garbo verso una bossa tambureggiante e magistralmente decontestualizzata, il tutto termina in stridio di fiati e amari violini gitani a sostenere una spoken word decisa e surreale. Un gioiellino di retrofuturismo pop speziato alla maniera della cucina afroamericana. Speranze per il futuro altissime. Janelle Monáe è la nuova stella ed il resto della truppa insegue, staccata.

 

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13 luglio 2010
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