MEGANAI | KANYE WEST | Yeezus
MEGANAI

KANYE WEST | Yeezus

by NICOLA ALTIERI

Qualcuno sostiene che Kanye West sia diventato gay e che sia innamorato di Riccardo Tisci, noto stilista a capo di Givenchy, autore negli ultimi tempi di collezioni animate da una notevole dose di schizofrenia e follia, tra il mistico e la blasfemia. Tralasciando come da pochi giorni sia divenuto padre e sorvolando sul suo curriculum relazionale, secondo nello show-business solo a quello di Pharrell Williams, ascoltando questo Yeezus si potrebbe effettivamente constatare quanto grandi siano le affinità artistico-elettive tra i due.

 

Un pattern caotico e multiforme, spruzzate di colore digitale soffocate da un vorticoso girare manopole oltre il fondo scala, oltre la sopportazione delle macchine, alla ricerca della deriva.
Yeezus è un disco coraggioso, con in germe tutto quello che Kanye West è stato fino ad ora, ma è soprattutto altro e in ciò vi è probabilmente molto di quel che di realmente nuovo ed interessante c’è in giro oggi a cavallo tra il dancefloor ed il pop. Un pattern volutamente non condensato, privo di ogni tentativo di fusione e amalgama, caratterizzato com’è da sovrapposizione di stili. Un’ anarchia sonora regolata solo da opere di riscrittura successiva di un team di musicisti tanto numeroso quanto variegato, che aggiunge bozze, frammenti di suono, stratificati l’uno sull’altro.

 

Un suono che possiede gli antichi elettricismi dei Daft Punk, una sintesi convincente degli eccessi Trap, bagliori di Dancehall e R’N’B su sfondi di un Cloud Rap amelodico e stringhe dal sapore Techno.  Accenni, appunti e spunti apparentemente ambiziosi ed arroganti ma che non cercano d’essere null’altro se non il caos che costituiscono.
Un disco più interessante che bello forse, nonostante l’auto-tune sia una piaga sociale dei nostri tempi e Kanye West ne sia tra i principali responsabili.

 

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16 giugno 2013
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