MEGANAI | Kazuki Takamatsu 高松 和樹
MEGANAI

Kazuki Takamatsu 高松 和樹

14 settembre 2010
CATEGORIA

by NICOLA ALTIERI

Piuttosto curioso rimanere affascinati da qualcosa credendo sia altro, rintracciare del genio in una tecnica compositiva inusuale e poi veder tutte le proprie riflessioni cascar giù di fronte alla realtà.  Chi ha gia bazzicato questi lidi avrà intuito la fascinazione che esercitano sul sottoscritto tutte le rappresentazione in (dis)equilibrio tra analogico e digitale, tra surreale ed utopia di realismo estremo, il verosimile e gli scavi intorno alle forme pure.

 

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Il primo impatto con Kazuki Takamatsu lascia a molti intendere di essere di fronte ad un modellatore digitale intento nello scolpire figure umane ora dai dettagli estremamente comunicativi ora solo accennati, velati di un candore bianco latte che esalta particolari e ne affoga altri, quasi in un gioco erotico del coprire e scoprire senza in realtà mai svelare assolutamente nulla, prive come sono le figure di qualsiasi caratterizzazione cromatica o di forma ulteriore e sovrapposta. Nessuna texture, nessun effetto bump, nessuna mappatura, solo poligoni puri, quasi che la modellazione sia la vera essenza e che il colorare o disegnare ulteriormente sia solo uno sporcare, un aggiungere togliendo. Una scultura bidimensionale in definitiva, approccio comune ma tecnica differente.

 

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Nulla di più bidimensionale, e già perché in realtà il buon Kazuki non è affatto un modellatore 3d ma un “semplice” (ingannevole semplicità) pittore. La tecnica è detta Distanfeerism su cui non è che si sappia gran che se non che è molto simile al Gouache che si basa sull’appesantire un colore a tempera con del bianco di zinco o di china, rendendolo più opaco. In realtà a ben guardare la differente “strumentazione” non cambia di molto il concetto, rimanendo le figure ben più tridimensionali di tante posticce stereoscopie, grazie infatti ad uno sfumare di grigi e ad un cambiamento progressivo della densità delle tempera i finti “modelli” sembreano realmente esser sospesi su piani di profondità differenti. Con tutto ciò la tridimensionalità non é che un accento.

 

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Protagoniste sono giovani donne spesso solitarie, intente ora a dar sfogo al loro lato ludico con oggetti animati dalle forme bislacche, ora a dominare una città minuscola di fronte al loro ego globalizzante. L’uomo assente, non più capace di stare al gioco.

 

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