MEGANAI | KENDRICK LAMAR | To Pimp A Butterfly
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KENDRICK LAMAR | To Pimp A Butterfly

18 marzo 2015
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Mai giudicare un libro dalla copertina. Oggi più che mai del resto le copertine nessuno le osserva, essendo la parola divenuta liquida e digitale tanto quanto la musica. Ed invece no. Chiunque abbia passato del tempo in quei polverosi e vetusti luoghi chiamati negozi di dischi, sa quanto una copertina sia, per chi scava tra i vinili, come un luccichio che affiora dal terreno per il cercatore d’oro. La luce infondo alla ricerca, il primo segno di una folgorante e spesso inattesa scoperta.
Foto in bianco e nero. La Casa Bianca sullo sfondo, un manipolo di afroamericani ammassati uno sull’ altro, con facce tra il festante ed il riottoso, in mano mazzette di soldi e bottiglie di liquore, in primo piano, schiacciato dalla folla, il cadavere di un giudice, al centro un ragazzo sorridente con in braccio un neonato.
Rabbia e divertimento, rivolta e festa, successo ed autolesionismo. Un popolo e le sue contraddizioni ritratti in un singolo scatto. La presentazione di un disco che delle forti contraddizioni fa una dichiarazione d’intenti fin dall’ispirato titolo: “To Pimp A Butterfly”, letteralmente “far prostituire una farfalla” ma in altra accezione anche “portarla al successo”

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L’America nera del dopo Ferguson, del dopo Trayvon Martin, del dopo tutti i ragazzi neri uccisi dalla polizia, un’ America che soffocata prova rabbiosamente ma lucidamente a respirare nelle parole di un ragazzo nato quando nei negozi usciva il primo disco dei Public Enemy, che andava a scuola quando 2Pac era un’icona pop e che oggi si carica tutto e tutti sulle spalle con coraggio, follia ed un ego smisurato, l’ego dei fuoriclasse. Kendrik Lamar, il ragazzo sorridente con in braccio un neonato, carica dritto e a testa bassa prima di tutto contro se stesso e contro il suo popolo, con rime colme di metafore dal taglio mirabilmente in equilibrio tra urgenza di strada e cultura alta, una retorica pittografica con un cuore autocritico prima ancora che accusatorio, per nulla celebrativo, pieno di dubbi ed insicurezze. Un cuore pulsante al ritmo di un funk puro e swingante, diretta emanazione di un ritorno fieramente e furiosamente “Afro” in certa musica black contemporanea, dal recente “Black Messiah” di D’Angelo alla deriva jazz di Flying Lotus. Un suono che scivola via ora suadente, ora graffiante e tagliente, mai davvero indimenticabile, non certo brillante o originale ma coeso e vitale, innervato da un flusso di parole che legano e travolgono tutto. Hip-Hop come stile espressivo nella messinscena di una tragicommedia sullo stato delle cose, sul pessimo stato delle cose.
Se “Nudo E Crudo” di ‪‎Eddie Murphy‬ fosse stato un disco sarebbe stato questo disco. Se ‎2Pac‬ avesse fatto un disco con i ‪‎Public Enemy‬ sarebbe stato questo disco. Una carezza ed uno schiaffo, un bacio ed un cazzotto. Il sussurro nell’orecchio prima della spinta nel fosso.
LO STREAMING DEL DISCO: