MEGANAI | LOST | il finale
MEGANAI

LOST | il finale

by NICOLA ALTIERI

A scanso di equivoci è doveroso ed imprescindibile rimarcare quanto Lost abbia saputo fare storia. Calamitando attenzioni, interessi ed affetti oltre l’immaginabile, travalicando i limiti di ogni possibile target di utente, fidelizzando oltre che verso se stessa verso il concetto stesso di serialità. Determinante è stata per ciò che numericamente rappresentano oggi le serie TV per l’industria dell’intrattenimento, introducendo una densità e qualità di scrittura che solo occasionalmente avevano riguardato il piccolo schermo. Altresi doveroso è sottolineare come le prime due stagioni (o quantomeno gran parte della seconda) siano state tra le cose migliori viste in tv, mirabile esempio di personaggi sfaccettati ed umanissimi, inseriti in un contesto velato di misteri stratificati, intricati eppure oltremodo affascinanti, intrisi di letteratura sci-fi tanto quanto di pura, semplice, impeccabile stategia della tensione narrativa. Non c’è posto qui per descrivere come poi il tutto abbia preso a salire su montagne russe di una qualità spesso troppo altalenante, fatta di episodi mirabili e molti, troppi, decisamente sottotono ma c’è posto per la fine.
La fine? Ecco questa forse è l’ultima, grande, irrisolta questione legata a Lost. La conclusione è emotivamente splendida, nessuno tra tutti coloro che l’hanno amata e seguita potrà esimersi dal versare lacrime e pulsare di un batticuore sincero per l’affetto dovuto a personaggi spesso negli anni delineati con una umanità che è appartenuta a poche altre scritture audiovisive.

 

Però l’isola che da sempre è stata, tanto quanto i personaggi di cui sopra, il centro di tutto, con i suoi misteri cosi meravigliosamente sospesi nella più antica delle dicotomie tra Fede e Ragione, pare semplicemente sparire, come quei personaggi di contorno che in teatro pian piano, con un leggero passo di gambero, scivolano via dietro le quinte, lasciando il favore della scena ai veri protagonisti. Gli sceneggiatori hanno scelto una via probabilmente tra le più semplici, hanno puntato tutto sull’emotività, riuscendo senza dubbio a chiudere tutto ciò che ad essa era legato con maestria e tocco delicato, nonostante qualche lungaggine sentimentale di troppo e rallenty a profusione. Tutto il resto rimane irrisolto, molte delle domande che hanno attanagliato gli appassionati e riempito le pagine di Lostpedia per anni sono rimaste insolute. Difficile definire tutto ciò come disonesto, come in molti stanno facendo in questi giorni, è stata fatta una scelta: è stato preferito focalizzarsi su un aspetto anziche su altri, o su tutti. A questo punto è sacrosanto però rileggere con una lettura assai critica tutta l’architettura di misteri montata su in sei anni. Girarsi dall’altra parte e fare finta di niente è impossibile.

 

Le risposte non si è voluto darle ed è semplicemente ovvio ed immediato pensare che questo equivale a dire che risposte non ci sono. Se non ci sono risposte allora le domande sono inutili. Perché però in sei anni gli spettatori non hanno fatto altro che porsele? Non c’è forse stato qualcuno che gliele ha inculcate con fare machiavellico eppur geniale, puntata dopo puntata? Disonesto non lo è di certo ma non fa prendere un bel voto al corso di sceneggiatura. Se lo spettatore va da un’altra parte qualcosa non va. Manca un pezzo e non c’è tappo di luce che tenga.

 

Details

26 Maggio 2010
CATEGORIA

Leave a Comment