MEGANAI | MOS DEF in concerto AKA nostalgia portaci via
MEGANAI

MOS DEF in concerto AKA nostalgia portaci via

by NICOLA ALTIERI

Il concerto di Mos Def di ieri sera a Roma più che un concerto è stata una sorta di rimpatriata collettiva. Era pieno di gente della mia generazione che abbracciava e salutava calorosamente. Ad un certo punto un tipo ha detto: “ao da quanno so arrivato nun sto a fa artro che abbraccia gente che nun vedevo da na vita”. E non era l’unico. Io stesso ho rivisto gente che erano anni, in un caso persino 15, che non vedevo. Sembrava come se tutti quelli che nei 90 e i primi 2000 ciondolavano la testa avessero scelto quella sera per tornare ragazzi, per respirare qualcosa che non si respira più, non solo musicalmente. Una specie di tremenda operazione nostalgia di quelle in cui ti prendi bene, sorridi tutto il tempo ma che ti lasciano un retrogusto amarognolo e malinconico, il retro gusto del sapere che quei tempi sono andati, che non torneranno, che è bello ricordarli ma guai a pensare di riviverli. Il concerto è stato la perfetta sintesi di tutto ciò, lo show improvvisato di un artista pieno di talento e personalità ma ormai non più nel suo fulgore, che a mala pena sa il nome del dj con cui dovrà (non)interagire e che per di più è da anni inserito in un trip di rinnovamento ed evoluzione al di fuori del Hip-Hop classicamente inteso, rinnovamento che non gli è mai davvero riuscito, in perfetta distonia con quello che la gente, per certi versi colpevolmente, voleva o si aspettava. Una sorta di conferma spietata di come, tanto per l’artista quanto per il suo pubblico, non ci sia un meno peggio tra il provare ad essere diversi da quel che si è e continuare ad essere quel che che non si è più e quanto in fondo quel che conta davvero, stando anche alle sue parole, è “…never blend into ephemera or fade into peripheral…” perché “…It’s miracle material, remember it’s right now foreverness”.

 

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12 maggio 2015
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