MEGANAI | NON ESSERE CATTIVO | Claudio Caligari
MEGANAI

NON ESSERE CATTIVO | Claudio Caligari

by NICOLA ALTIERI

L’italia si merita Sorrentino, si merita le serie tv con gli attori da fiction, si merita il teatro al cinema senza la quinta che si chiude quando dovrebbe, si merita Romanzo Criminale, Gomorra e i gangster alla moda, i mariti traditi che iniziano a vivere a 40 anni e i ragazzini di internet che non fanno ridere perché chi li segue non va al cinema e commenta invece di osservare. L’italia si è dimenticata cosa è, si è dimenticata Pasolini e in fondo non se lo è mai meritato, non lo ha mai capito, lo ha solo stancamente idolatrato per tenerlo lontano ed innocuo e poi disfarsene. L’italia che raschia e nasconde la polvere sotto il tappeto finto persiano. L’italia che non sa d’esser brutta, che non è cattiva perché è solo egoista. L’italia che è brutta e lercia, è grigia come il cemento che è l’unica cosa pura che le è rimasta ed è l’unica cosa che c’abbia mai tirato su. L’italia con la lettera minuscola degli aperitivi con la gente che dice “io faccio con questo e con quell’altro” contrapposta all’Italia con la lettera maiuscola del baretto con la gente che chiede “Che famo?” sempre agli stessi 4 gatti. L’Italia dei disperati senza arte né parte, attaccati alla vita che è l’unica cosa che c’hanno, che è l’unica cosa che a tutti noi è rimasta.

 

“Non Essere Cattivo” è il cinema italiano più vitale da “Arrivederci Amore Ciao”, altra cosa tanto bella che l’italia non ha capito e non si è meritata perché se si guarda allo specchio non ha il coraggio di sputarsi in faccia. Cinema di un tempo passato ma non un tempo a caso, proprio il tempo in cui tutto si è fermato, in cui noi tutti ci siamo fermati ed ora siamo qui a sopravvivere, incapaci di vivere, come in attesa ma non si sa di cosa, zombie consapevoli d’esserlo, tossici del vuoto del nostro futuro. Cinema col notturno fotografato coi neri chiusi ma i chiaroscuri vividi, con le facce scolpite e segnate e i bordi impastati, sfuggenti, con la notte che ti parla e ti prende a testate in faccia. Cinema con le gru che si elevano a non inquadrare neanche lo straccio di una pur piccola bellezza ma solo lo schifo tutt’intorno, il nulla arrabattato tutt’intorno che è casa. Un baretto, un cimitero, una casa dell’Ina e una spiaggia libera col mare dove non vedi il fondo. Cinema con la camera sul sedile di dietro che si muove come volesse bene a chi sta davanti e s’affaccia per parlarci che la musica nello stereo altrimenti non ti fa capire niente. Cinema con la camera a mano tremolante solo in un punto, quando è giusto. Cinema che è brutto perché il brutto è la sola cosa che conosce, l’unica che ha davvero mai visto e vissuto. Cinema che non deve dirti null’altro di quel che ti dice perché è già troppo così, non t’ammalia, non suggerisce, non accenna. Cinema che spiattella, che cazzeggia e che spara ma col fucile scarico che tanto non c’è rimasta che la forza per un pianto abbozzato.

 

Un grazie infinito a Valerio Mastrandrea che ha permesso con tutto se stesso che L’Italia potesse avere questo lascito, anche se non se lo merita per niente ma alla speranza ci rimaniamo attaccati con tutta la forza possibile perché non possiamo fare altro.

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19 settembre 2015
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