MEGANAI | ROAD TO NOWHERE | Monte Hellman
MEGANAI

ROAD TO NOWHERE | Monte Hellman

by NICOLA ALTIERI

L’annosa questione su quanto il cinema debba saper comunicare allo spettatore o quanto piuttosto debba essere la pura e assoluta voce di un autore che parla al mondo si ripresenta con forza con il nuovo film di Monte Hellman. Opera teorica come poche altre di questi anni, il ritorno dopo quasi 20 anni del maestro americano è infatti solo travestito da noir, costituendosi quale indagine estrema della digitalizzazione uniformante. Tutto è un continuo spostamento e sovrapposizione di piani narrativi differenti, sfumature e lievi distinzioni di una realtà dalle facce nascoste eppure cosi perfettamente visibili all’apparenza.

 

Nessun cambio di registro stilistico aiuta a comprendere i salti narrativi, tutto è uniformato ed uniformante, nessuna distinzione tra realtà, fiction, documentazione e multimedialità web. Un registro atonale, algebrico quasi, camere fisse in cui avviene tutto pur senza vederlo chiaramente, inquadrature che gridano autoreferenzialmente alla propria perfezione, una perfezione di cui oramai si sono persi i contorni e la rintracciabilità, una confusione e sovrapposizione di ruoli tra comunicabilità e artisticità, tra identità e anonimato. Lynchanamente incompresibile ma laddove Lynch lascia parlare le immagini qui tutto sembra piuttosto legato a ciò che non è più possibile “cine-fotografare”, quasi una dichiarazione di morte del cinema, la camera non più camera capace di uccidere per la sua impersonalità. In una contemporaneità americana caratterizzata da una crisi artistica fortissima c’è forse la necessità di un ripensamento critico e teorico come questo. A patto di comprenderlo…

 

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3 settembre 2010
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