MEGANAI | STRAIGHT OUTTA COMPTON | La storia di una fotta perenne
MEGANAI

STRAIGHT OUTTA COMPTON | La storia di una fotta perenne

Ti alzi al mattino, fai quello che devi, prendi lo zaino e esci. Appena arrivi in strada la strada ti assale. Il primo cazzotto te lo da la puzza: della monnezza accumulata, dei pneumatici bruciati, di qualcuno che cucina qualunque ora sia, di olio di ricino, miscela, motorini truccati e cemento, solo cemento, il cemento ce l’hai sempre dentro il naso. Ancora non ti sei ripreso e guardarti intorno ti ammazza: la gente in strada, sempre, ti salutano in pochi, ti ignorano in tanti e gli altri ti danno appuntamento a dopo e poi grigio, grigio ovunque, cemento, solo cemento, il cemento ce l’hai sempre dentro gli occhi. Tiri su il cappuccio ma il rumore lo senti lo stesso: la gente che strilla e litiga, la musica brutta che esce dalle finestre, le marmitte dei motorini truccati, i botti per lo stadio alla domenica e le botte, quelle prese, quelle date e quelle solo sentite con tutta la gente che poi scappa. Cemento, solo cemento, il cemento ce l’hai sempre dentro la testa.

 

La strada ti assale e tu quello che puoi fare è tenere botta, pigliare tutto, non cancellare niente, accumulare, accumulare e poi buttare fuori, un pezzo alla volta, in qualcosa, qualcosa tuo, solo tuo, assieme a qualcuno che ci mette il suo. Inforchi le cuffie, fai scorrere una penna, sbatti una bomboletta, scappi la notte tra il buio dei treni in sosta in stazione, accendi un microfono, fai roteare dei dischi, catturi suoni, trovi la tua strada, percorri un sentiero, fai crescere un uomo dove non cresce un cazzo. Passano gli anni, passa la gente, il cemento si allontana ma se chiudi gli occhi quella puzza, quel casino, quella merda tutta intorno la vedi ancora, non ti si leva di dosso e sai che l’hanno addosso in tanti e tanti ancora la vedono e la vedranno ancora, dovunque, vicino a te ed anche lontanissimo, ognuno la sua merda, ognuno il suo cemento, ognuno costretto a far crescere un uomo dove non cresce un cazzo.

 

Quella merda te la porti addosso ma non ti sogni di lavarla via, ti serve che ti accompagni, devi ricordare perché il ricordo tiene viva la fotta. La fotta è tutto, è quella roba che ti da l’energia dove le forze non ci sono più, è la luce alla fine del tunnel, è la speranza e il sogno di qualcosa di diverso, di qualcosa. La fotta è qualcosa. Cresci e costruisci intorno alla fotta. La fotta genera da sola tutto il resto e se alla fine del tunnel hai un lavoro, una vita, tanti altri sogni da realizzare e ancora quella fotta perenne ad andare sempre oltre, è solo perché in quei giorni lontani pompava nella testa, molto più che nelle orecchie, qualcosa che non era solo un suono ma un movimento, di pensiero ed attitudine prima di ogni altra cosa. Un’attitudine che portano dentro tutti quella che sentono la merda addosso, la sentono addosso ogni dannato giorno, che c’è, solo perché ci son stati quelli lontani e quella fotta a superare uno dopo l’altro gli ostacoli nel mezzo. Una fotta che scorre perennemente dentro le vene di tutti quelli che come me ci han trovato dentro la propria identità e la portano avanti fieramente, a prescindere dalla taglia di pantaloni indossata e la disciplina che si è scelto di perseguire nella vita.

 

Straight Outta Compton, il film che racconta la storia di un gruppo musicale, è in realtà la storia di quella fotta e di quello che rappresenta. Straight Outta Compton è un film che rappresenta. Keep It Real. Tutto il resto è solo cinema.

 

 “…damn, that shit was dope”

Details

29 agosto 2015
CATEGORIA

Leave a Comment