MEGANAI | THE FORBIDDEN ROOM | Una supercazzola lisergica
MEGANAI

THE FORBIDDEN ROOM | Una supercazzola lisergica

by NICOLA ALTIERI

Una supercazzola lisergica, qualunque cosa voglia dire, Ovviamente nulla, per l’appunto. Solo così potrebbe esser sinteticamente definito The Forbidden Room, nel senso che è un viaggio allucinato ma sotto acidi pesanti, molto pesanti, probabilmente gli stessi generalmente usati per sviluppare in cross processing pellicole andate a male. Ora…io voglio ardentemente conoscere il professionista che si è fatto convincere a fare la color correction di questo film e più in generale la post produzione complessiva. Quasi 2 ore di filtri devianti, effetti distorti e collage variamente assortiti, senza contare una marea di grafiche di intermezzo e testi da film muto, con tanto di font a tono e tema. Qualcosa per cui da alzarsi in piedi ed applaudire e portare stima perenne. Un lavoro manualmente e creativamente immane e certosino che genera una visione imprescindibile per chiunque abbia a che fare con l’estetica e l’immagine in generale.

Per il resto il film in se non sussiste, è un trip onirico di incubi e proiezioni mentali, composto più o meno dagli stessi mostri che uno avrebbe in testa scolandosi 2 bottiglie di scotch o assumendo quello che assai probabilmente hanno assunto gli autori per farlo. I singoli frammenti se fossero separati e proiettati in contesti museali non ci sarebbe nulla da ridire, così come sono composti a tentare una forma allegorica e vistosamente ironica di cinema d’avanguardia forse perdono un po’ di forza perché 2 ore su qusti toni e modi sono troppe e perché alcuni segmenti sono assai più ispirati e meglio realizzati di altri. Resta in ogni caso un’opera coraggiosa e a suo modo necessaria, proprio in quanto forma personale e detonante di intendere l’audiovisivo e per questo benvenuta a prescindere.

 

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9 marzo 2016
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